Programma di formazione e aggiornamento per ordini professionali

Tutela del territorio e prevenzione delle emergenze ambientali

 

SaMoTer Training & Education
Formazione e Aggiornamento per Ordini Professionali

Responsabile scientifico: Massimiliano Caviasca | Coordinamento: Marta Bigoni
 

Il rafforzamento degli apparati critico-culturali e formativi dell’evento mirano a consolidare SaMoTer come punto di riferimento per l’aggiornamento e la formazione degli operatori e degli ordini professionali che, a vario titolo e attraverso il proprio contributo tecnico e/o scientifico, operano nel settore delle costruzioni.

L’attivazione di protocolli di cooperazione specifica con le più importanti Università e Centri di Ricerca di architettura e ingegneria a livello nazionale e internazionale e i piani di collaborazione con i Consigli Nazionali degli Ordini Professionali garantiscono, oltre ad un approccio diretto con il mondo produttivo, programmi di alto profilo finalizzati ad alimentare il dibattito e la cooperazione tra rappresentanti del mondo scientifico, professionale e istituzionale.

 

I corsi di aggiornamento professionale a SaMoTer 2017

Per ciascun seminario vengono riconosciuti:
3 crediti formativi (CFP) da parte del Consiglio nazionale degli Ingegneri
4 crediti formativi (CFP) da parte del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori

 

IL FOCUS


TUTELA DEL TERRITORIO E PREVENZIONE DELLE EMERGENZE AMBIENTALI
Grandi opere, paesaggio e recupero del patrimonio edilizio sul territorio nazionale

I corsi di aggiornamento professionale sono organizzati e sviluppati sulla base dei regolamenti vigenti ed è garantita la presenza di un referente scientifico.
Nelle singole giornate di manifestazione interverranno docenti relatori specializzati su differenti aree tematiche per l'approfondimento interdisciplinare di temi legati a paesaggio, ingegneria, architettura e normativa.
Il requisito qualitativo sarà alla base della scelta dei relatori, provenienti da diverse discipline.

 

LE TEMATICHE


mercoledì 22 febbraio | 13.30-17.30

INFRASTRUTTURE E TERRITORIO
Paesaggio, strade, autostrade e ponti

Riconoscimento di 3 crediti formativi (CFP) da parte del Consiglio Nazionale degli Ingegneri
Riconoscimento di 4 crediti formativi (CFP) da parte del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
 

3 ore di lezione frontale, 1 ora di dibattito

La progettazione virtuosa di grandi infrastrutture (reti stradali e ferroviarie, ma anche porti ed aeroporti) rappresenta un’opportunità di sviluppo estremamente significativa per il commercio nazionale ed internazionale.
Le grandi opere infrastrutturali da sempre contribuiscono anche al miglioramento della qualità della vita della popolazione, anche se spesso intervengono pesantemente sul paesaggio urbano o naturale.
Proprio per questa ragione i progetti contemporanei richiedono una conoscenza approfondita dei macchinari, delle tecnologie e delle tecniche più avanzate così da favorire la sostenibilità degli interventi.

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Prof. Arch. Claudia Battaino

RELATORE

Prof. Arch. CLAUDIA BATTAINO, Università degli Studi di Trento
 
Professore associato di Ingegneria civile e Architettura
Settore scientifico-disciplinare: Composizione Architettonica e Urbana
Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica
 
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Prof. Arch. Giuseppe Scaglione

RELATORE

Prof. Arch. GIUSEPPE SCAGLIONE, Università degli Studi di Trento
 
Professore associato di Ingegneria civile e Architettura
Settore scientifico-disciplinare: Urbanistica
Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica
 
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giovedì 23 febbraio | 13.30-17.30

INTERVENTI DI DIFESA DEL PATRIMONIO AMBIENTALE
Manutenzioni ordinarie sul paesaggio rurale e fluviale

Riconoscimento di 3 crediti formativi (CFP) da parte del Consiglio Nazionale degli Ingegneri
Riconoscimento di 4 crediti formativi (CFP) da parte del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
 

3 ore di lezione frontale, 1 ora di dibattito

Le problematiche legate alle emergenze ambientali e al dissesto idrogeologico rappresentano, oggi più che mai, un tema di enorme attualità.
I sistemi di monitoraggio e le attività volte alla manutenzione del territorio, messe in atto da enti impegnati nella gestione delle acque e nella tutela del patrimonio ambientale ed agricolo nazionale – come i Consorzi di bonifica e le Comunità montane -, rivestono un ruolo di primaria importanza nella prevenzione di calamità naturali come esondazioni e frane: un modello da preservare, rinnovare e potenziare.

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Abstract - Prof. Arch. MARGHERITA VANORE
Il progetto del paesaggio come cura del territorio
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Dissesti idrogeologici e calamità varie determinano sempre più spesso la ricerca affannosa delle cosiddette “buone pratiche”, per interventi di manutenzione o di messa in sicurezza del territorio.
La complessità dei fenomeni cui assistiamo impone però una riflessione a monte, per cui la ricerca possa estendere il suo campo di approfondimento oltre la specificità delle sole “soluzioni tecniche”. È infatti necessario ampliare lo sguardo per comprendere in una visione progettuale del paesaggio quelle criticità come quei valori e potenzialità dei sistemi che modellano il suolo.
Il paesaggio, inteso nel suo essere espressione viva di culture e pratiche che operano in una visione sistemica, in grado di conformare nella bellezza e sostenibilità ambienti di vita e di produzione, costituisce un termine di riferimento essenziale per far fronte alle problematiche contemporanee e del prossimo futuro.
Da questo punto di vista è indispensabile comprendere e valorizzare il ruolo assunto da un patrimonio culturale e ambientale definito dalle acque.
La storia della modellazione del suolo ci ha trasmesso un patrimonio di forme tecniche nate per la gestione delle acque e finalizzate sia a particolari processi di produzione sia alla messa in sicurezza del territorio.
I paesaggi d’acque – in particolare quelli di fascia fluviale, della bonifica agraria, delle lagune e di aree deltizie – riletti nella loro complessità per riconoscerne i valori patrimoniali di sistema, individuano nuovi possibili approcci progettuali che comprendono la tutela e la valorizzazione del paesaggio stesso.
In questi casi il progetto non può che fondarsi su uno specifico processo di lettura, ridisegno e reinterpretazione dei caratteri fisici e fenomenici dei luoghi e in particolare di quella “architettura del suolo”, definita dalle diverse attività di gestione dell’acqua e dalle varie modalità di fruizione o produzione, sia storiche sia attuali.
I caratteri dei paesaggi d’acque sono peraltro determinati e governati da una rete infrastrutturale che assicura la vita e l'equilibrio idrogeologico delle terre emerse.
Lungo i fiumi sono numerosi i complessi produttivi che usufruiscono dei caratteri del paesaggio di fascia fluviale, dove tutto quanto adoperi o governi il corso d’acqua, assume il ruolo di infrastruttura e struttura imprescindibile per ogni trasformazione. Inoltre, il sistema della bonifica e gli ambiti produttivi di margine lagunare o deltizio, sono chiaramente costruiti da una rete di opere di terra, configurate ancora per la regolazione dello spazio dell’acqua. Bacini di bonifica, risaie, saline, valli da pesca, sono di fatto importanti ambiti di produzione agro-alimentare, disegnati da argini, idrovore, sistemi di regimazione dell’acqua.
In questi contesti territoriali s’innestano architetture e luoghi di pregio, conformati da vari processi produttivi, che il progetto può reinterpretare in nuovi assetti secondo una visione strategica, per ritrovarsi ancora nell’insieme dei valori di sistema come riflesso della qualità e dei caratteri del paesaggio.

 

Abstract - Prof. Arch. MARIA CHIARA TOSI
Marzenego fiume metropolitano
Scenari di riciclo per i territori della dispersione insediativa
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L’intervento si interrogherà su possibili nuovi cicli di vita per il territorio metropolitano di Venezia. Verranno descritte strategie di riciclo elaborate a ridosso delle condizioni insediative, ambientali e idrauliche di un territorio alquanto fragile e sperimentate all’interno di un Contratto di fiume, ossia un percorso decisionale partecipato. Il fiume Marzenego costituisce il terreno di prova di queste riflessioni.
Attraversando il territorio metropolitano di Venezia, il fiume Marzenego incrocia situazioni insediative e ambientali diverse: dal centro di una città media come Mestre alla sua periferia, che allo stesso tempo configura i primi insediamenti lineari della città diffusa, fino al reticolo dei centri medio-piccoli e alla dispersione del reticolato romano. Allo stesso tempo il Marzenego attraversa i lacerti di campagna compressi tra gli insediamenti urbani dei quali ne costituisce la spina centrale, fino ai più ampi spazi della campagna urbanizzata, dove le principali riserve di naturalità assumono un ruolo importante.
Per la varietà di situazioni e ambienti attraversati e per il ruolo che ha saputo mantenere come uno tra i pochi elementi di continuità insediativa, ambientale e relazionale, il fiume Marzenego assume in questo contesto un carattere metropolitano.
Le strategie di riciclo sperimentate in questo territorio fanno i conti con la necessità di restituire una maggiore integrazione tra gli spazi agricoli, la funzionalità della trama idraulica e le pratiche d’uso degli spazi aperti collettivi, sia negli insediamenti sia nello spazio non costruito.
L’ipotesi di fondo che sorregge tali sperimentazioni è che attraverso una integrazione rinnovata tra le diverse trame, il territorio metropolitano possa essere indirizzato verso una ricapitalizzazione, contrastando l’insieme di disequilibri che lo connotano: elevati costi individuali e collettivi della mobilità, bassa efficienza energetica dei processi sociali ed economici, insufficiente offerta di spazi pubblici per la socializzazione e la ricreazione, bassa qualità della scena urbana e condizioni igienico sanitarie inferiori agli standard. Oltre a questi caratteri, sul fronte ambientale è da sottolineare anche un insufficiente equilibrio idraulico, l’assenza di continuità ecologica e la progressiva erosione del paesaggio agricolo.
Il Contratto di fiume è l’ambito entro il quale sono state testate le riflessioni e le ipotesi presentate, attraverso un confronto continuo con associazioni, amministrazioni, istituzioni culturali e organismi tecnici. Questa condizione di lavoro ha fatto si che le rappresentazioni, le interpretazioni e le proposte progettuali elaborate, quand’anche hanno cercato di fornire risposte a temi specifici, sono sempre state collocate all’interno di cornici di senso più generali.

 
Prof. Arch. Margherita Vanore

RELATORE

Prof. Arch. MARGHERITA VANORE, Università Iuav di Venezia
 
Professore associato in Composizione architettonica e urbana
Settore scientifico-disciplinare: Composizione architettonica e urbana
Dipartimento di Culture del progetto
 
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Prof. Arch. Maria Chiara Tosi

RELATORE

Prof. Arch. MARIA CHIARA TOSI, Università Iuav di Venezia
 
Professore associato di Urbanistica
Settore scientifico-disciplinare: Urbanistica
Dipartimento di Culture del progetto
 
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venerdì 24 febbraio | 13.30-17.30

IL RECUPERO DEI CENTRI STORICI NEL MONDO
Il centro storico italiano come modello di recupero urbano

Riconoscimento di 3 crediti formativi (CFP) da parte del Consiglio Nazionale degli Ingegneri
Riconoscimento di 4 crediti formativi (CFP) da parte del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
 

3 ore di lezione frontale, 1 ora di dibattito

Il recupero dei centri urbani rappresenta, con le problematiche ad esso collegate, un tema di assoluta attualità sia in Italia che a livello internazionale.
Per quanto il recupero dei centri storici minori sul territorio nazionale sia spesso oggetto di pubblico dibattito - soprattutto per quanto concerne i finanziamenti, la riqualificazione sostenibile ed i progetti di rifunzionalizzazione per l’adattamento a nuove situazione o esigenze, il modello italiano rappresenta un primato unico al mondo.

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Prof. Arch. Benno Albrecht

RELATORE

Prof. Arch. BENNO ALBRECHT, Università Iuav di Venezia
 
Professore ordinario di Composizione architettonica e urbana
Settore scientifico-disciplinare: Composizione architettonica e urbana
Dipartimento di Culture del progetto
 
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Prof. Arch. Giorgio Cacciaguerra

RELATORE

Prof. Arch. GIORGIO CACCIAGUERRA, Università degli Studi di Trento
 
Professore associato di Organizzazione Cantiere
Professore associato di Recupero e Conservazione degli Edifici
Settore scientifico-disciplinare: Architettura tecnica
Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica
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sabato 25 febbraio | 13.30-17.30

MANUTENZIONE STRAORDINARIA E GRANDI OPERE
Progettazione e salvaguardia della Laguna Veneta, il caso MOSE

Riconoscimento di 3 crediti formativi (CFP) da parte del Consiglio Nazionale degli Ingegneri
Riconoscimento di 4 crediti formativi (CFP) da parte del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
 

3 ore di lezione frontale, 1 ora di dibattito

Gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle grandi opere a difesa del patrimonio culturale e volti ad una sempre maggiore tutela ambientale, sono spesso caratterizzati da problematiche anche significativamente complesse.
Il caso del Mose, che separa la laguna di Venezia dal Mare Adriatico scongiurando alluvioni durante l'alta marea, rappresenta una sintesi ideale di architettura e conservazione al servizio di paesaggio e ambiente. Si tratta di un’opera unica nel mondo che testimonia l’ingegno italiano e la capacità di dialogo tra diversi settori per l’obiettivo comune di salvaguardia del patrimonio storico e paesaggistico del Paese.

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Prof. Arch. Aldo Aymonino

RELATORE

Prof. Arch. ALDO AYMONINO, Università Iuav di Venezia
 
Professore ordinario di Composizione architettonica e urbana
Settore scientifico-disciplinare: Composizione architettonica e urbana
Dipartimento di Culture del progetto
 
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Prof. Arch. Alberto Ferlenga

RELATORE

Prof. Arch. ALBERTO FERLENGA, Università Iuav di Venezia
 
Rettore e Professore ordinario di Progettazione architettonica
Settore scientifico-disciplinare: Composizione architettonica e urbana
Dipartimento di Culture del progetto
 
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Formazione e Aggiornamento per Ordini Professionali a SaMoTer


Prof. Arch. Massimiliano Caviasca
Responsabile Scientifico
Prof. Arch. MASSIMILIANO CAVIASCA
 
Nasce a Udine nel 1972. Dopo gli studi allo IUAV di Venezia, dal 1999 svolge la propria attività come libero professionista nell'ambito dell'architettura, degli interni e del design e nel 2012 fonda l'atelier AReA.Caviasca.
Da diversi anni il suo lavoro è oggetto di pubblicazioni internazionali, oltre che di numerose mostre ed esposizioni. È curatore di incontri, convegni e conferenze sullo sviluppo delle città ed è membro di giurie internazionali per concorsi di architettura e design.
È docente presso il Politecnico di Milano e collabora con l’Università degli Studi di Trento, conducendo anche un filone di studi, ricerche, progetti e corsi in varie sedi universitarie.
È consulente dal 2005 di Veronafiere per le sezioni di architettura dedicate all'arredamento (Abitare il Tempo), la pietra (Marmomacc) e le grandi opere (SaMoTer).
Prof. Arch. Marta Bigoni
Coordinamento
Prof. Arch. MARTA BIGONI
 
Nata a Ferrara nel 1974, si laurea a Venezia nel 2001 con C. Lamanna allo IUAV. Subito dopo la laurea si occupa di tematiche connesse con la progettazione e l’arredamento di interni nell’ambito dell’insegnamento. Inizia l'attività di collaborazione alla didattica con il Politecnico di Milano e l'Università di Trento nel 2007 e dal 2009 è docente nei Master di I e di II livello, del Politecnico di Milano in “Progettazione contemporanea con la pietra” del modulo “Recupero e riutilizzo delle cave”.